Breve Storia del Liceo Flaminio
a cura del Prof. Silvano Piccoli.
Per chi volesse saperne di più consigliamo:
ISTITUTO D'ISTRUZIONE SUPERIORE "M. FLAMINIO"
Per una storia del Liceo "Flaminio"
Godega di S. Urbano, 2005.
Il volume è in vendita nelle librerie vittoriesi al costo di 10 €.
Per averne una copia ci si può rivolgere anche alla Segreteria dell’Istituto.
La facciata
Il cortile interno
Storia dell'istituzione dei gabinetti di Fisica e di Chimica
Furono istituiti contemporaneamente nell''autunno del 1936, dopo l'assegnazione di 4 locali per fisica: l'aula nella quale furono disposti i banchi a gradinata, il gabinetto per raccogliervi gli strumenti, il laboratorio per il macchinista (l'Assistente tecnico del tempo), lo studio per il professore e 2 locali per chimica: l' aula, che ha atteso per molti anni i banchi a gradinata e il gabinetto per raccogliervi gli strumenti. A mezzo del Comm. Dott. Prof. Francesco Maccarone, inviato quale commissario per gli esami di ammissione e idoneità dal Ministero, fu avviata la pratica per l'acquisto dei principali apparecchi, per consentire la formazione del primo nucleo secondo le esigenze scolastiche. La successiva assegnazione di fondi da parte del Ministero permise nuovi acquisti, che gli scaffali ottenuti dal Comune accolsero poi distribuiti in ordine.
Tra i benemeriti donatori di materiale scientifico sono segnalati: Monsignor Bianchini (prof. del Seminario), l'Ing. Troyer e il geometra Martorelli.
MARCANTONIO FLAMINIO
Marcantonio Flaminio nacque a Serravalle (oggi Vittorio Veneto) nel 1498 e morì a Roma nel 1550. Figlio di Giovanni Antonio, maestro di scuola e autore di rime, e di Veturia. Rimase a Serravalle fino al 1509 e, dopo aver ricevuto gli ordini minori, si trasferì a Padova per completare la sua formazione culturale. Giunse ancor giovane a Roma e, presentato a Leone X, iniziò a frequentare l’ambiente della corte, conoscendo così Giovan Battista Pio, Filippo Beroaldo il Giovane e Baldassarre Castiglione.
Nel corso di numerosi spostamenti perfezionò la sua formazione culturale, già incline all’attività letteraria: fu infatti a Napoli, poi a Bologna, dove studiò filosofia, e a Padova, dove entrò in contatto con Pietro Bembo e con il circolo viterbese di Reginald Pole. Entrò poi al servizio di Matteo Giberti, vescovo di Verona, di Alessandro Farnese e dello stesso Reginald Pole. Partecipò al Concilio di Trento e appoggiò la "Riforma cattolica", nella posizione più conciliante e aperta analoga a quella del cardinale Contarini (che venne invece sconfitta con la ripresa del Concilio e la prevalenza dell’ala più conservatrice).
Conobbe Juan de Valdès e fu probabilmente influenzato dalle sue idee nicodemitiche. Compose opere di vario genere, tra cui un Compendio della volgar gramatica (Bologna, 1521) e dei Carmina (Venezia, 1548). Fu autore, probabilmente della revisione del Beneficio di Cristo, testo di paternità controversa.
La produzione lirica del Flaminio si sviluppa in una varietà di metri e di temi sconosciuti agli altri poeti latini di quell'età, dagli echi lucreziani degli hymni alla parafrasi dei Salmi biblici, dalle imitazioni catulliane al cosiddetto petrarchismo latino, dai lusus pastorales all'innografia cristiana. L'edizione è fondata sulle due cominiane curate dal Mancurti, riscontrate con l'edizione Torrentino del 1552, la più completa fra le cinquecentine, ma non quanto le stampe settecentesche. L'opera è composta di otto libri: nei due primi sono raccolti componimenti assai vari sia nel contenuto che nel metro; il terzo e il quarto contengono lusus pastorales che competono per eleganza col modello del Navagero; il quinto e il sesto un interessante, anche se poeticamente modesto, epistolario, ove nella rassegna degli interlocutori rivive la temperie dei circoli dell'evangelismo italiano; il settimo è la Paraphrasis in triginta Psalmos, interessante esempio di versione poetica del Salterio, che il Flaminio pubblicò nel 1546; l'ottavo è il libro d'ore scritto negli ultimi mesi della sua vita e dedicato a Margherita di Valois, sorella di Enrico II e futura duchessa di Savoia.
Presunto ritratto di Marcantonio Flaminio
eseguito nel 1520 da Sebastiano del Piombo (1485-1547) ed
esposto nella National Gallery of Art di Washington. Gli
esperti sono portati a credere che, lo studioso umanista
ritratto, sia proprio il Flaminio, amico del pittore.
Foto storiche Marcantonio Flaminio nacque a Serravalle (oggi Vittorio Veneto) nel 1498 e morì a Roma nel 1550. Figlio di Giovanni Antonio, maestro di scuola e autore di rime, e di Veturia. Rimase a Serravalle fino al 1509 e, dopo aver ricevuto gli ordini minori, si trasferì a Padova per completare la sua formazione culturale. Giunse ancor giovane a Roma e, presentato a Leone X, iniziò a frequentare l’ambiente della corte, conoscendo così Giovan Battista Pio, Filippo Beroaldo il Giovane e Baldassarre Castiglione.
Nel corso di numerosi spostamenti perfezionò la sua formazione culturale, già incline all’attività letteraria: fu infatti a Napoli, poi a Bologna, dove studiò filosofia, e a Padova, dove entrò in contatto con Pietro Bembo e con il circolo viterbese di Reginald Pole. Entrò poi al servizio di Matteo Giberti, vescovo di Verona, di Alessandro Farnese e dello stesso Reginald Pole. Partecipò al Concilio di Trento e appoggiò la "Riforma cattolica", nella posizione più conciliante e aperta analoga a quella del cardinale Contarini (che venne invece sconfitta con la ripresa del Concilio e la prevalenza dell’ala più conservatrice).
Conobbe Juan de Valdès e fu probabilmente influenzato dalle sue idee nicodemitiche. Compose opere di vario genere, tra cui un Compendio della volgar gramatica (Bologna, 1521) e dei Carmina (Venezia, 1548). Fu autore, probabilmente della revisione del Beneficio di Cristo, testo di paternità controversa.
La produzione lirica del Flaminio si sviluppa in una varietà di metri e di temi sconosciuti agli altri poeti latini di quell'età, dagli echi lucreziani degli hymni alla parafrasi dei Salmi biblici, dalle imitazioni catulliane al cosiddetto petrarchismo latino, dai lusus pastorales all'innografia cristiana. L'edizione è fondata sulle due cominiane curate dal Mancurti, riscontrate con l'edizione Torrentino del 1552, la più completa fra le cinquecentine, ma non quanto le stampe settecentesche. L'opera è composta di otto libri: nei due primi sono raccolti componimenti assai vari sia nel contenuto che nel metro; il terzo e il quarto contengono lusus pastorales che competono per eleganza col modello del Navagero; il quinto e il sesto un interessante, anche se poeticamente modesto, epistolario, ove nella rassegna degli interlocutori rivive la temperie dei circoli dell'evangelismo italiano; il settimo è la Paraphrasis in triginta Psalmos, interessante esempio di versione poetica del Salterio, che il Flaminio pubblicò nel 1546; l'ottavo è il libro d'ore scritto negli ultimi mesi della sua vita e dedicato a Margherita di Valois, sorella di Enrico II e futura duchessa di Savoia.
Ufficio
Aula
Aula di disegno
Aula Magna
La ginnastica
Gruppo di docenti
Foto di classe (anni 60)
Lezione (anni 60)
Lezione (anni 60)